Ci sono vittorie che fanno esplodere il palazzetto. E poi c’è quello che è successo giovedì sera tra UC Academy Ugento-Casarano e Olimpius Parabita: 38-30, fase oro Under 15, due punti fondamentali in classifica. Ma se vi aspettate un racconto di canestri spettacolari e giocate da highlights, fermatevi qui. Perché questa partita è stata altro. Brutta? Sì. Importantissima? Pure.
Spettacolo zero, sostanza massima
Diciamolo subito: chi cercava basket spettacolare ha sbagliato serata. Seconda contro terza, scontro diretto pesantissimo, e il risultato è stato un punteggio da basket vintage. Trentotto punti segnati, trenta subiti. Roba che negli anni Cinquanta sarebbe stata normale, oggi sembra un’anomalia statistica.
Il punto è un altro. L’Academy ha condotto dal primo all’ultimo minuto. Ha anche toccato il +10, senza mai permettere a Parabita di impensierirla seriamente. Quando tutto gira male e la tensione mangia le gambe, restare davanti per quaranta minuti non è scontato. Anzi.
Troppa pressione per ragazzini di quindici anni
Fermiamoci un attimo. Stiamo parlando di adolescenti che tra qualche anno dovranno decidere se iscriversi all’università. Giovedì sera si sono ritrovati addosso una pressione da playoff professionistici. La fase oro del campionato Under 15 è questo: ogni partita vale doppio, ogni sconfitta ti lascia l’amaro in bocca per settimane. Si è visto. Errori a raffica da entrambe le parti: palle perse senza senso, tiri aperti sparati sulla luna, contropiedi interrotti dalla fretta invece che dalla difesa avversaria. Ma l’Academy non è crollata. Ha trovato contributi da chi di solito gioca meno, ha macinato possessi anche quando sembrava tutto bloccato. Non sarà stato bello, ma è stato efficace.
La difesa salva tutto
Se c’è un reparto da salvare, è quello difensivo. Perché trentotto punti segnati sono pochini (eufemismo), ma tenerne trenta è stata l’unica cosa che ha impedito il naufragio totale. Muri sotto canestro, recuperi strappati con le unghie, sacrificio su ogni possesso. Quando l’attacco va in blackout totale, l’unica strada è blindare la propria metà campo. Missione compiuta.
Adesso tocca a coach Ferilli sistemare i cocci. Gli allenamenti serviranno a ritrovare ritmo offensivo, a ricostruire fiducia nei tiri aperti, a cancellare quella rigidità che ha congelato ogni iniziativa. Ma forse una partita così insegna più di tre vittorie facili.
Il valore di vincere soffrendo
La classifica non guarda lo stile. I due punti valgono quanto quelli delle partite dominanti, e nella fase oro ogni vittoria vale… oro. L’Academy ha dimostrato di saper soffrire senza disintegrarsi. Quante squadre Under 15 portano a casa il risultato quando tutto va storto? Quante tengono il comando per quaranta minuti in una serata dominata dall’ansia?
Serve migliorare, questo è chiaro. Ma c’è un dato che va oltre la brutta prestazione: il carattere. Questi ragazzi hanno tenuto. Non hanno mollato quando il canestro sembrava murato, non si sono fatti prendere dal panico quando gli errori si moltiplicavano. Hanno stretto i denti e portato a casa quello che contava.
Adesso bisogna voltare pagina. Ritrovare leggerezza, quella capacità di giocare senza il macigno dell’ansia addosso. Perché a quindici anni il basket dovrebbe essere anche divertimento, non solo battaglia. Ma ogni tanto servono anche partite così: quelle che vinci male e che ti lasciano con la voglia di tornare in palestra per sistemare tutto quello che non ha funzionato.
Giovedì sera l’Academy ha vinto. Male, malissimo. Ma ha vinto. E in certi momenti della stagione, conta solo questo.
Prossimo appuntamento sarà il 10 Aprile a Tricase, in una gara che sulla carta dovrebbe far respirare un pò, ma come abbiamo visto in queste settimane mai dare nulla per scontato.